24 luglio 2009

C'è un posto dove gioca la testa.

Un qualunque psicologo della mutua direbbe che la mia infanzia è stata segnata dall’albero azzurro. E così, mentre i miei compagni si facevano pere di cartoni con robot dai colori orrendi e le mie compagne sobbalzavano piene d’odio ad ogni pallonata che Mila, la giocatrice di pallavolo, prendeva sul muso – cioè ogni quaranta secondi – io rimanevo inebetito davanti a questo bruttissimo calzino svoltato e con gli occhi a palla meglio noto come Dodò.
Il corredino di lavoretti di Dodò e dei suoi amici ha fatto più danni del previsto riservandomi momenti di indimenticabile frustrazione. I buoni propositi e i timidi tentativi di imitazione, infatti, si traducevano inesorabilmente in aborti incompiuti perché è chiaro che un bambino non avrebbe mai potuto avere le capacità delle esperte manine operose degli amici di Dodò!
Il risultato è che ho passato gran parte del mio tempo ad arrancare per la strada della perfezione con risultati modesti e volgari scimmiottature. In preda ad un raptus creativo ricordo che una volta realizzai un alberello di Natale fatto di piatti e bicchieri senza dare troppa importanza al fatto che corresse il mese di luglio. L’arte è arte. Un piatto, un bicchiere, un piatto, un bicchiere… insomma, una cosarella da fare pena anche agli orfani delle favelas. Per le palline ebbi la brillante idea di ritagliare dei post it colorati a forma di cerchio ma l’errore mi attendeva dietro l’angolo e lo commisi con le forbicine che mi si conficcarono letteralmente nella coscia. Ma con il senno di poi dico che me lo sono meritato, questo è il prezzo che ho pagato per aver considerato i continui slogan sull’importanza delle forbici a punta arrotondata dello scatolone fabbricone un eccesso di zelo intollerabile riservato ai più dementi. Tutto il resto, inutile dirlo, fu un fiume di sangue e una ferita stile morso di Dracula che sfoggiai per un po’ di tempo e con un certo orgoglio omettendo – ovviamente – i particolari più desolanti.
Tra le tante creazioni dell’albero azzurro, mi hanno sempre molto affascinato quei bigliettini di auguri che li si apre ed esce l’immagine in rilievo. Il 3D del puvariello insomma. La madre di un mio compagno di classe, altra appassionata dell’albero azzurro, ne realizzò uno spettacolare: un castello con una serie infinita di particolari. Guglie, gargouilles, anfratti di ogni genere e tipo creati da quella benedetta donna schiacciarono irrimediabilmente il mio ego. A confronto la mia creazione era una stamberga abbandonata per puttane e tossicodipendenti all’ultimo stadio.
Mi sembra di capire che l’albero azzurro abbia definitivamente lasciato il posto a programmi più moderni tipo Art Attack in cui si cerca di accattivare il pubblico con lavoretti, se possibile, ancora più complicati. Mamme, chiudete quei televisori prima che sia troppo tardi!

21 luglio 2009

Footing.

Da oggi il footing è cosa mia. E sapete perché? Perché ne ho colto l’essenza. Il segreto del footing è tutto riposto nell’orario in cui si dà inizio alle pratiche sportive: intorno alle ‘dieci e trenta unidici undici e trenta’, infatti, la temperatura non è tale da trasformarci in blob informi al centrostrada ma nemmeno eccessivamente e inopportunamente adatta ad attività che richiedono un certo sforzo fisico. Escamotage complementare e indispensabile è quello di intraprendere le claudicanti attività motorie senza alcuna protezione né forma di agevolazione. Insomma, dovete scendere in strada così come vi trovate: non un cappello, non una bottiglia d’acqua, senza occhiali né protezione solare. Quando, dopo una mezz’oretta, vi ritroverete sul ciglio della strada distrutti, chiazzati da scottature di terzo grado e con tanto di linguone da fuori – in altre parole, la controfigura della Pimpa - allora sì che potrete dirvi pronti a rincasare. L’orgoglio farà il resto: mentre il cocente fallimento scivolerà silenzioso nel tunnel dell’oblio, vi sentirete sani, sportivi e pieno di brio.

16 luglio 2009

Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove "durezze" a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati.

"Una diaria di 290 euro! 'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano". "Si prende meno che in Italia".
Da quest'anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull'inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno.

Caro Mastella, i soldi che ti entrano nella sacchetta, per quel che mi riguarda, sono sempre troppi.

15 luglio 2009

I proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole.

È stato rimosso dal suo incarico, dopo le polemiche scoppiate a causa di un servizio sul Papa, il vaticanista del Tg3, Roberto Balducci. Il servizio era andato in onda domenica nell’edizione delle 19. Parlando della partenza di Benedetto XVI per le vacanze in Valle d’Aosta, il giornalista aveva dato l'impressione di ironizzare sui pochi fedeli che seguirebbero il Pontefice.

Disoccupato ma mitico.

12 luglio 2009

Primati: la campionessa di scrittura di messaggi sul telefono cellulare.

La cerebrolesa 15enne della foto piange perché è appena stata nominata campionessa nazionale di scrittura di messaggi sul telefono cellulare. La vittoria le è stata assegnata dopo una due giorni di prove in cui è stata testata la velocità di scrittura, la destrezza e l’abilità degli oltre 250mila partecipanti.

Chissà se nel nuovissimo liceo musicale e coreutico della Gelmini sono previste un po’ di ore dedicate alla scrittura degli sms.

09 luglio 2009

Epitaffio.

Aggiungo qualche parola di commento al post precedente concepito ‘essenziale’ e ‘scarno’ non per qualche tecnica di scrittura creativa ma a causa dello scazzo stagionale che mi prendere ogni mese di luglio.
L’abitudine americana di organizzare funerali celebrativi mi è sempre risultata tra l’incomprensibile e il grossier: musica, cibo e una pletora di individui desiderosi di ricordare commossi gli istanti più salienti del loro rapporto con il defunto non mi hanno mai convinto troppo perché ci vedo sempre una certa dose di falsità.
Quando i funerali sono quelli di Michael Jackson, poi, non si pone nemmeno lontanamente il dubbio che l’ottanta per cento dei presenti stia lì ad aggiustarsi il vestito o il trucco o a dare sfoggio del mezzo sorriso di circostanza provato davanti allo specchio.
L’attenzione mediatica che si è concentrata su Michael Jackson mi ha fatto capire che per certi personaggi non è data la possibilità nemmeno di morire in santa pace: la notorietà e la ricchezza, purtroppo, fagocitano sistematicamente qualunque guizzo di emozione sincera e non c’è grado di parentela o amicizia che tengano. L’immagine orrenda di questo padre orco che lanciava sorrisi e segni di vittoria dopo appena qualche ora dall’intervento delle ambulanze credo possa rappresentare in maniera più che fedele la vita e la morte di questo cantante che i profondi e  drammatici problemi esistenziali hanno trasformato in un individuo dall’aspetto così ambiguo, anomalo, a tratti informe. Eppure il carisma e l’energia sul palco, così antitetici rispetto alle inquietanti, incerte e tremolanti apparizioni pubbliche, gli hanno permesso di superare gli scandali ma, soprattutto, di rimanere un caso praticamente unico nella storia della musica.