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Negare, negare, negare.

Dimmi tu quando basta. Bhè, dipende da cosa mi versi. A volte basta un sorso, altre volte pare che non ne abbiamo mai abbastanza. Il bicchiere è senza fondo e non smetteremmo mai di bere.
Un pavimento di marmo, una trama fitta di segni ripetuti costantemente che disciplinano lo spazio. Poi il tempo. Piccoli soldatini in fila. Un cardigan bordeaux, una camicia bianca e dei pantaloni blu, secondo uno stile non troppo sbarazzino imposto dall’alto. L’agognato stemmino da appuntare al petto. Senso di appartenenza e primo passo per una disciplina da balilla. Otto dicembre. Pianti disperati per una lettura un po’ claudicante. Una stupida storiella di topini in viaggio verso la luna, in tre o forse quattro, sopra un razzo rosso. Un percorso ondeggiante di segni di matita a distinzione delle sillabe. Ricalcati, ripetuti come i tentativi di raccontare una vicenda fin troppo banale. Comunicare, è la prima cosa che impariamo davvero nella vita. Per richiamare, prima, l’attenzione dei nostri genitori, il primo dei due che troviamo più simpatico o capace di carpire da un paio di smorfiette il senso della fame, del sonno, della sete e, poi, per dare corpo ai nostri pensieri.
Io ero, tu eri, egli era. Ai piedi di una tavola sfatta. Briciole, bicchieri mezzi pieni. L’odore del caffè. Dimmi tu quanto basta.
Basta.

Ahinoi.

“Nel febbraio 2004, David Mills, l’avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti ‘off-shore’ della Mediaset, i conti cosiddetti ‘very discreet’, per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l’origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B. Il fiscalista, per non essere complice del reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito. Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera. Solo in un momento successivo, quando si accorge di essere forse in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un’altra parte. Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l’ha condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l’esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.”


Alexander Stille – tratto da ‘La Repubblica’, 19 febbraio 2009, p. 28

Con la sintesi lucida e indipendente del forestiero, Stille spiega ad un collega d’oltreoceano, sconcertato dai paradossi del nostro sistema politico, che in Italia le cose funzionano proprio come, tempo fa, disse un certo Mr. B.: “se una cosa non passa in televisione non esiste”.

Mills?
Ma Mills chi?
Quello di amici?
L’inglese?
Ah no no. Io non me lo vedo il Big Brother.