Dimmi tu quando basta. Bhè, dipende da cosa mi versi. A volte basta un sorso, altre volte pare che non ne abbiamo mai abbastanza. Il bicchiere è senza fondo e non smetteremmo mai di bere.
Un pavimento di marmo, una trama fitta di segni ripetuti costantemente che disciplinano lo spazio. Poi il tempo. Piccoli soldatini in fila. Un cardigan bordeaux, una camicia bianca e dei pantaloni blu, secondo uno stile non troppo sbarazzino imposto dall’alto. L’agognato stemmino da appuntare al petto. Senso di appartenenza e primo passo per una disciplina da balilla. Otto dicembre. Pianti disperati per una lettura un po’ claudicante. Una stupida storiella di topini in viaggio verso la luna, in tre o forse quattro, sopra un razzo rosso. Un percorso ondeggiante di segni di matita a distinzione delle sillabe. Ricalcati, ripetuti come i tentativi di raccontare una vicenda fin troppo banale. Comunicare, è la prima cosa che impariamo davvero nella vita. Per richiamare, prima, l’attenzione dei nostri genitori, il primo dei due che troviamo più simpatico o capace di carpire da un paio di smorfiette il senso della fame, del sonno, della sete e, poi, per dare corpo ai nostri pensieri.
Io ero, tu eri, egli era. Ai piedi di una tavola sfatta. Briciole, bicchieri mezzi pieni. L’odore del caffè. Dimmi tu quanto basta.
Basta.
Un pavimento di marmo, una trama fitta di segni ripetuti costantemente che disciplinano lo spazio. Poi il tempo. Piccoli soldatini in fila. Un cardigan bordeaux, una camicia bianca e dei pantaloni blu, secondo uno stile non troppo sbarazzino imposto dall’alto. L’agognato stemmino da appuntare al petto. Senso di appartenenza e primo passo per una disciplina da balilla. Otto dicembre. Pianti disperati per una lettura un po’ claudicante. Una stupida storiella di topini in viaggio verso la luna, in tre o forse quattro, sopra un razzo rosso. Un percorso ondeggiante di segni di matita a distinzione delle sillabe. Ricalcati, ripetuti come i tentativi di raccontare una vicenda fin troppo banale. Comunicare, è la prima cosa che impariamo davvero nella vita. Per richiamare, prima, l’attenzione dei nostri genitori, il primo dei due che troviamo più simpatico o capace di carpire da un paio di smorfiette il senso della fame, del sonno, della sete e, poi, per dare corpo ai nostri pensieri.
Io ero, tu eri, egli era. Ai piedi di una tavola sfatta. Briciole, bicchieri mezzi pieni. L’odore del caffè. Dimmi tu quanto basta.
Basta.