Un qualunque psicologo della mutua direbbe che la mia infanzia è stata segnata dall’albero azzurro. E così, mentre i miei compagni si facevano pere di cartoni con robot dai colori orrendi e le mie compagne sobbalzavano piene d’odio ad ogni pallonata che Mila, la giocatrice di pallavolo, prendeva sul muso – cioè ogni quaranta secondi – io rimanevo inebetito davanti a questo bruttissimo calzino svoltato e con gli occhi a palla meglio noto come Dodò.
Il corredino di lavoretti di Dodò e dei suoi amici ha fatto più danni del previsto riservandomi momenti di indimenticabile frustrazione. I buoni propositi e i timidi tentativi di imitazione, infatti, si traducevano inesorabilmente in aborti incompiuti perché è chiaro che un bambino non avrebbe mai potuto avere le capacità delle esperte manine operose degli amici di Dodò!
Il risultato è che ho passato gran parte del mio tempo ad arrancare per la strada della perfezione con risultati modesti e volgari scimmiottature. In preda ad un raptus creativo ricordo che una volta realizzai un alberello di Natale fatto di piatti e bicchieri senza dare troppa importanza al fatto che corresse il mese di luglio. L’arte è arte. Un piatto, un bicchiere, un piatto, un bicchiere… insomma, una cosarella da fare pena anche agli orfani delle favelas. Per le palline ebbi la brillante idea di ritagliare dei post it colorati a forma di cerchio ma l’errore mi attendeva dietro l’angolo e lo commisi con le forbicine che mi si conficcarono letteralmente nella coscia. Ma con il senno di poi dico che me lo sono meritato, questo è il prezzo che ho pagato per aver considerato i continui slogan sull’importanza delle forbici a punta arrotondata dello scatolone fabbricone un eccesso di zelo intollerabile riservato ai più dementi. Tutto il resto, inutile dirlo, fu un fiume di sangue e una ferita stile morso di Dracula che sfoggiai per un po’ di tempo e con un certo orgoglio omettendo – ovviamente – i particolari più desolanti.
Tra le tante creazioni dell’albero azzurro, mi hanno sempre molto affascinato quei bigliettini di auguri che li si apre ed esce l’immagine in rilievo. Il 3D del puvariello insomma. La madre di un mio compagno di classe, altra appassionata dell’albero azzurro, ne realizzò uno spettacolare: un castello con una serie infinita di particolari. Guglie, gargouilles, anfratti di ogni genere e tipo creati da quella benedetta donna schiacciarono irrimediabilmente il mio ego. A confronto la mia creazione era una stamberga abbandonata per puttane e tossicodipendenti all’ultimo stadio.
Mi sembra di capire che l’albero azzurro abbia definitivamente lasciato il posto a programmi più moderni tipo Art Attack in cui si cerca di accattivare il pubblico con lavoretti, se possibile, ancora più complicati. Mamme, chiudete quei televisori prima che sia troppo tardi!
Il corredino di lavoretti di Dodò e dei suoi amici ha fatto più danni del previsto riservandomi momenti di indimenticabile frustrazione. I buoni propositi e i timidi tentativi di imitazione, infatti, si traducevano inesorabilmente in aborti incompiuti perché è chiaro che un bambino non avrebbe mai potuto avere le capacità delle esperte manine operose degli amici di Dodò!
Il risultato è che ho passato gran parte del mio tempo ad arrancare per la strada della perfezione con risultati modesti e volgari scimmiottature. In preda ad un raptus creativo ricordo che una volta realizzai un alberello di Natale fatto di piatti e bicchieri senza dare troppa importanza al fatto che corresse il mese di luglio. L’arte è arte. Un piatto, un bicchiere, un piatto, un bicchiere… insomma, una cosarella da fare pena anche agli orfani delle favelas. Per le palline ebbi la brillante idea di ritagliare dei post it colorati a forma di cerchio ma l’errore mi attendeva dietro l’angolo e lo commisi con le forbicine che mi si conficcarono letteralmente nella coscia. Ma con il senno di poi dico che me lo sono meritato, questo è il prezzo che ho pagato per aver considerato i continui slogan sull’importanza delle forbici a punta arrotondata dello scatolone fabbricone un eccesso di zelo intollerabile riservato ai più dementi. Tutto il resto, inutile dirlo, fu un fiume di sangue e una ferita stile morso di Dracula che sfoggiai per un po’ di tempo e con un certo orgoglio omettendo – ovviamente – i particolari più desolanti.
Tra le tante creazioni dell’albero azzurro, mi hanno sempre molto affascinato quei bigliettini di auguri che li si apre ed esce l’immagine in rilievo. Il 3D del puvariello insomma. La madre di un mio compagno di classe, altra appassionata dell’albero azzurro, ne realizzò uno spettacolare: un castello con una serie infinita di particolari. Guglie, gargouilles, anfratti di ogni genere e tipo creati da quella benedetta donna schiacciarono irrimediabilmente il mio ego. A confronto la mia creazione era una stamberga abbandonata per puttane e tossicodipendenti all’ultimo stadio.
Mi sembra di capire che l’albero azzurro abbia definitivamente lasciato il posto a programmi più moderni tipo Art Attack in cui si cerca di accattivare il pubblico con lavoretti, se possibile, ancora più complicati. Mamme, chiudete quei televisori prima che sia troppo tardi!
9 commenti:
adoravo l'albero azzurro e adoro art attack! Però mi sento una persona normale ;D
Devo essermi persa questa parte d'infanzia...
Un abbraccio
io la televisione la spegnerei a prescindere dall'Albero azzurro, che forse nel panorama generale è il meno peggio... anzi ti dirò di più, al momento non ne abbiamo una, né pensiamo di acquistarne in futuro...
Meno male che io mi limitavo a "gustarmi" le avventure di Ken il Guerriero. Oggi sono una psicopatica serial killer che uccide con le mosse di Okuto, ma almeno la mia autostima circa il bricolage non è stata intaccata da uno strano uccello a pois, purtroppo non del tutto estinto, che abitava in un albero divenuto azzurro per il troppo verderame....Sarà stato quello a ridurre il povero pennuto e i suoi "assistenti" in quel modo?
@kylie: bhè, avrai pure maturato qualche turba in questi anni, no?
@veleria e marco: la vostra scelta di vita è decisamente opportuna e condivisibile. Tra l'altro, dati i tempi e i programmi, posso assicurarvi che non vi state perdendo chissà cosa.
@blackArena: ehhehe la butti sullo scherzo ma il poter scaricare la tensione con maschere di carnevale, coroncine di cartapesta e quadretti di das può avere la sua importanza.
Eh si, anch'io c'ero rimasto dentro e non poco con l' Albero Azzurro, Empirio e l'altra manica di personaggi forse poco raccomandabili ma maledettamente bravi con il cartoncino. Ricordo anche una signora cinese che faceva dei numeri incredibili con il pongo. Vedendo cose così poi per forza i bambini lo mangiano...
Ognuno ha avuto momenti difficili nella sua infanzia.
Però, non esistono più i programmi per bambini di una volta. :)
ciao! ha aperto i battenti il nuovo portale di cinema direttamente dagli studios di Cinecittà. News, recensioni, anteprime, foto, video e tanto altro ancora; e se vuoi collaborare con noi scrivendo recensioni scrivici @ dnacinema@yahoo.it http://dnacinema.blogspot.com/ P.S. Complimenti per il blog, ottimo lavoro! (saresti daccordo per un'affiliazione? ci terrei particolarmente...) A presto! Lorenzo
E tu pensa ai figli di Art Attack, Mucciaccia e Neal!
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