In una vecchia pubblicità della Tim la protagonista, simpatica biondina, rimaneva bloccata su un treno fermo nel bel mezzo del suo percorso a causa di una mucca molesta che brucava erbetta in prossimità delle rotaie. Ebbene, ricordo che il finto e bugiardo sceneggiatore dello spot aveva immaginato l’obbligata permanenza in quel vagone un evento quasi divertente un po’ perché la protagonista aveva a disposizione il suo cellulare per fare lunghiiissime chiamate e un po’ perché le altre comparse, minimamente disperate per l’inatteso evento, contribuivano attivamente a rendere piacevole e gioiosa l’attesa.
Se qualcuno, in questo momento, mi dicesse che la permanenza su questo treno Milano-Napoli potrebbe durare più del previsto a causa di una mucca, giuro che, in barba a qualunque principio animalista, scenderei dal treno per dilaniare il quadrupede con la sola forza delle mani.
Il punto è che non accade mai come nei film, negli spot, nei fumetti. È sempre tutto più fastidioso e irritante… e le tariffe di telefonia mobile – per inciso – molto più lontane dall’onestà di quanto ci vogliano far credere!
A mio modesto avviso se ci fossero più blog la gente avvertirebbe assai meno impellente l’esigenza di sbandierare ai quattro venti i propri affari in conversazioni telefoniche condotte con un tono di voce troppo (volutamente) alto per un luogo piccolo e pubblico qual è la carrozza di un treno.
Il tizio che ho di fronte, ad esempio, rappresentante più imbarazzante di questa categoria di personaggi, abbina ad una conversazione abbastanza sgradevole nei contenuti, un accento, oserei dire, camaleontico: partito con una cadenza decisamente settentrionale, il nostro amico ha concluso la telefonata con uno dei più stretti accenti campani, passando per il ciociaro.
- Ehilà! Dove sei, testina?
…
- Vabbuò ghiamm, c’verimm aropp’ !!!
Sbigottimento e confusione collettiva.
Come avrete avuto modo di capire, ho trascorso gli ultimi giorni fuori sede e precisamente a Milano. Dopo un volo puzzolente e vecchio targato Meridiana (lo so, non sono molto fortunato quanto a mezzi di trasporto), mi sarei aspettato, all’uscita dall’aeroporto, un’ondata di freddo tipicamente padana e invece non ho fatto altro che vedere, arravogliato in un inappropriato giaccone imbottito, gente sbracciata e accaldata manco fosse ferragosto. Mi è ritornata improvvisamente alla mente la medesima sensazione di sbandato disadattamento che provai un agosto di svariati anni fa di ritorno dalla Scozia, porzione di mondo con un clima dalla rara infamia. Difficilmente dimenticherò il senso di alienazione provato nella discesa per le ripide scalette dell’aereo, vestito come alla vigilia di Natale ma sotto la sferza di ondate pulsanti di un calore atroce.
Milano è effettivamente un po’ grigia e non perché il tempo fa schifo o c’è la nebbia, come spesso si sente dire (tra l’altro siamo in primavera, ci mancherebbe). Il suo grigiore è quello tipico delle zone eccessivamente operative fatte da palazzoni di più recente costruzione che risucchiano inesorabilmente il passato: sulla carta progetti avvenieristici per città che non hanno da chiedere mai, in realtà, mucchio di mattoni che imbruttiscono tutto ciò che c’è intorno. Non mi era mai capitato di vedere monumenti o costruzioni dei tempi che furono e pensare intensamente ‘Che cazzo c’azzecca sta cosa vecchia qui’.
I giapponesi, come di consueto numerosi (ma mai come a Roma), vagano praticamente in tilt a causa delle non poche difficoltà procurate dal Duomo, edificio che, per dimensioni, pone di fronte al dilemma se fotografare il monumento ma non le persone o le persone ma con una porzioncina irriconoscibile di monumento. Il risultato è che la maggior parte di loro finisce con lo scattare inutili foto ricordo in prossimità dei negozi dabbene della Galleria. Immagini in stile ‘prima e dopo la battuta di caccia’, se considerate la quantità di buste con cui li si vede zampettare con i loro efficienti piedini per le strade della città. C’è qualcosa che non va, non trovate?
Diciamoci le cose come stanno, a Milano ci si trova a passare solo perché si ha qualcos’altro da fare: lavoro, studio, un convegno, una seduta di intenso shopping o, semplicemente, per urlare a squarciagola l’amore da sempre provato per i Backstreet Boys ospiti di TRL.
Nel complesso, però, direi che la città mi è piaciuta e probabilmente ci vivrei perché è proprio dove non c’è una dote ‘storica’ da spendere che la cura e l’attenzione per quello che si ha, per i dettagli, diventa maniacale e la funzionalità permette all’ordinario di risultare non solo accettabile ma anche desiderabile. Dalle mie parti, invece, viviamo di rendita grazie all’eredità di un tempo passato che credo si sia irrimediabilmente fermato: la maggior parte di noi rimane inerte, limitandosi, con un preoccupante complesso di inferiorità nei confronti di persone vissute secoli fa, a passare il testimone alle future generazioni e – forse – è meglio che sia così.
Il punto è che non accade mai come nei film, negli spot, nei fumetti. È sempre tutto più fastidioso e irritante… e le tariffe di telefonia mobile – per inciso – molto più lontane dall’onestà di quanto ci vogliano far credere!
A mio modesto avviso se ci fossero più blog la gente avvertirebbe assai meno impellente l’esigenza di sbandierare ai quattro venti i propri affari in conversazioni telefoniche condotte con un tono di voce troppo (volutamente) alto per un luogo piccolo e pubblico qual è la carrozza di un treno.
Il tizio che ho di fronte, ad esempio, rappresentante più imbarazzante di questa categoria di personaggi, abbina ad una conversazione abbastanza sgradevole nei contenuti, un accento, oserei dire, camaleontico: partito con una cadenza decisamente settentrionale, il nostro amico ha concluso la telefonata con uno dei più stretti accenti campani, passando per il ciociaro.
- Ehilà! Dove sei, testina?
…
- Vabbuò ghiamm, c’verimm aropp’ !!!
Sbigottimento e confusione collettiva.
Come avrete avuto modo di capire, ho trascorso gli ultimi giorni fuori sede e precisamente a Milano. Dopo un volo puzzolente e vecchio targato Meridiana (lo so, non sono molto fortunato quanto a mezzi di trasporto), mi sarei aspettato, all’uscita dall’aeroporto, un’ondata di freddo tipicamente padana e invece non ho fatto altro che vedere, arravogliato in un inappropriato giaccone imbottito, gente sbracciata e accaldata manco fosse ferragosto. Mi è ritornata improvvisamente alla mente la medesima sensazione di sbandato disadattamento che provai un agosto di svariati anni fa di ritorno dalla Scozia, porzione di mondo con un clima dalla rara infamia. Difficilmente dimenticherò il senso di alienazione provato nella discesa per le ripide scalette dell’aereo, vestito come alla vigilia di Natale ma sotto la sferza di ondate pulsanti di un calore atroce.
Milano è effettivamente un po’ grigia e non perché il tempo fa schifo o c’è la nebbia, come spesso si sente dire (tra l’altro siamo in primavera, ci mancherebbe). Il suo grigiore è quello tipico delle zone eccessivamente operative fatte da palazzoni di più recente costruzione che risucchiano inesorabilmente il passato: sulla carta progetti avvenieristici per città che non hanno da chiedere mai, in realtà, mucchio di mattoni che imbruttiscono tutto ciò che c’è intorno. Non mi era mai capitato di vedere monumenti o costruzioni dei tempi che furono e pensare intensamente ‘Che cazzo c’azzecca sta cosa vecchia qui’.
I giapponesi, come di consueto numerosi (ma mai come a Roma), vagano praticamente in tilt a causa delle non poche difficoltà procurate dal Duomo, edificio che, per dimensioni, pone di fronte al dilemma se fotografare il monumento ma non le persone o le persone ma con una porzioncina irriconoscibile di monumento. Il risultato è che la maggior parte di loro finisce con lo scattare inutili foto ricordo in prossimità dei negozi dabbene della Galleria. Immagini in stile ‘prima e dopo la battuta di caccia’, se considerate la quantità di buste con cui li si vede zampettare con i loro efficienti piedini per le strade della città. C’è qualcosa che non va, non trovate?
Diciamoci le cose come stanno, a Milano ci si trova a passare solo perché si ha qualcos’altro da fare: lavoro, studio, un convegno, una seduta di intenso shopping o, semplicemente, per urlare a squarciagola l’amore da sempre provato per i Backstreet Boys ospiti di TRL.
Nel complesso, però, direi che la città mi è piaciuta e probabilmente ci vivrei perché è proprio dove non c’è una dote ‘storica’ da spendere che la cura e l’attenzione per quello che si ha, per i dettagli, diventa maniacale e la funzionalità permette all’ordinario di risultare non solo accettabile ma anche desiderabile. Dalle mie parti, invece, viviamo di rendita grazie all’eredità di un tempo passato che credo si sia irrimediabilmente fermato: la maggior parte di noi rimane inerte, limitandosi, con un preoccupante complesso di inferiorità nei confronti di persone vissute secoli fa, a passare il testimone alle future generazioni e – forse – è meglio che sia così.
16 commenti:
no no no, non va bene criticare cosi' la mia citta'.
Allora non hai letto con attenzione e, soprattutto, fino alla fine! :D
Penso che un posto perfetto per vivere non esista quindi bisogna essere realisti, dire le cose come stanno e concludere con un bilancio. Nel mio caso Milano ne esce bene.
Un giorno vedrò anche io Milano, a meno che non ci sia una coltre di smog a impedirmelo! :S
in effetti non c'è. Anzi, mentre a napoli pioveva, a milano il clima è stato mite e il cielo terso. Vai senza indugio.
Non dirlo a me!! Pensa che ogni volta sono tentato di scatenare una rissa perfino sul bus, a causa della gente che fa casino, spinge, e tiene il volume delle cuffie troppo alto! Ah...per non parlare poi di quelli che ascoltano la musica dal cellulare, così anche tu che sei lì che ti leggi il tuo libro sei costretto a beccarti nelle orecchie una musica tamarra fino alla fine del viaggio. Wow eh.
Grazie per esser tornato sul mio blog.
Eppoi dai, le mie non sono foto fetish dai!
vabbè dai, si scherza...
E lo shopping non è cosa da poco!! XD
Davvero si vive di rendita?...a me sembra che la storia invece richieda un po' più di attenzioni, trascurata com'è...
A Milano non sono mai stato, però mi piacerebbe vedere il Duomo.
Milano è una delle poche città che non mi ha mai affascinato, ma questa è una mia stupida opinione.
@damnation4sale: sono perfettamente d'accordo con te: vivere di rendita è sempre brutto. Per questo è da apprezzare l'impegno di chi si rimbocca le maniche in ogni caso.
@duhangst: bhè, però ci si diverte parecchio; per un ragazzo è l'ideale.
Una città che ho sempre visto di passaggio.
io così a occhio a milano non ci vivrei MAI, preferisco le province tipo firenze bologna o parma, a dimensione umana ma con molti aspetti da grande metropoli
ti lascio un impronta... sfatta:)
Elsa
A me Milano è piaciuta, anche se l'ho visitata poco. Però non amerei viverci, sono provinciale e ciociara (ma quello sul treno non lo conosco!) :-)
Quando ho letto nel tuo profilo "Ahhh, dicevo io!" ho presagito che fossi molto vicino a me... così sono venuta a sbirciare un po' nei fatti tuoi... e penso che ci verrò proprio spesso! :)
Ciao
Io ci vivo a milano... e non te la consiglierei per viverci;-) se puoi, rimani al sud... Firmato un conterroneo emigrato al nord ma nostalgico del mare...
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