26 febbraio 2009

Negare, negare, negare.

Dimmi tu quando basta. Bhè, dipende da cosa mi versi. A volte basta un sorso, altre volte pare che non ne abbiamo mai abbastanza. Il bicchiere è senza fondo e non smetteremmo mai di bere.
Un pavimento di marmo, una trama fitta di segni ripetuti costantemente che disciplinano lo spazio. Poi il tempo. Piccoli soldatini in fila. Un cardigan bordeaux, una camicia bianca e dei pantaloni blu, secondo uno stile non troppo sbarazzino imposto dall’alto. L’agognato stemmino da appuntare al petto. Senso di appartenenza e primo passo per una disciplina da balilla. Otto dicembre. Pianti disperati per una lettura un po’ claudicante. Una stupida storiella di topini in viaggio verso la luna, in tre o forse quattro, sopra un razzo rosso. Un percorso ondeggiante di segni di matita a distinzione delle sillabe. Ricalcati, ripetuti come i tentativi di raccontare una vicenda fin troppo banale. Comunicare, è la prima cosa che impariamo davvero nella vita. Per richiamare, prima, l’attenzione dei nostri genitori, il primo dei due che troviamo più simpatico o capace di carpire da un paio di smorfiette il senso della fame, del sonno, della sete e, poi, per dare corpo ai nostri pensieri.
Io ero, tu eri, egli era. Ai piedi di una tavola sfatta. Briciole, bicchieri mezzi pieni. L’odore del caffè. Dimmi tu quanto basta.
Basta.

13 commenti:

Andrea ha detto...

Hum, cardigan rosso, camicia bianca, pantalone blu, stemma sul petto...mumble mumble...ah già abbiamo fatto la stessa scuola!
Quanto ho odiato quella divisa e per oltre 10 anni non ho mai indossato camicie bianche...

alianorah ha detto...

Sei stato in collegio?

Alberto ha detto...

@andrea: ma dai, io indosso ancora il cardingan! Ci esco il sabato.

@alianorah: No, non era un collegio. Però in alcune cose lo ricordava un po'.

flo ha detto...

Attacco di nostalgia? :)

Alberto ha detto...

@flo: dici?

Tzugumi ha detto...

Le divise, di qualsiasi genere esse siano, sono sempre un'arma a doppio taglio...da un lato infondono sicurezza, senso d'appartenenza, sappiamo che non dobbiamo sforzarci mai più di tanto perchè la via è bella che prefissata...dall'altro opprimono, soffocano, impediscono di comprendere il reale senso delle cose, di provare il brivido dell'incertezza della nostra realtà.
Uhm...chissà cosa avrà messo la barista nel mio caffè per aver tirato fuori pensieri così profondi....
PS: la destinataria della "sciarpa" ha scelto un altro colore, ma per me stessa probabilmente userò proprio quel grigio.

Alberto ha detto...

hai proprio ragione. Infatti non mi sono mai fatto un'idea precisa sulla questione del grembiule a scuola. Ma tanto pare che non se ne parli manco più, quindi...

Mariella ha detto...

e se ti versassero parole, pensieri, emozioni che scendono veloci a riempire il tuo bicchiere senza fondo...quando ne avresti abbastanza!? se la trama fitta del pavimento fosse in realtà il sentiero di una vita passata...per quanto tempo ci passeggeresti?!e se le briciole rimaste sulla tavola fossero ricordi che restano lì,anche se non dovrebbero...non sarebbe meglio sparecchiare e buttarli via!? a parte il mio personale delirio ;-)veramente un bel post...grazie per la riflessione!!!!

mauro ha detto...

quando o quanto?

Alberto ha detto...

@mariella: più che delirio il tuo commento è un bel complimento che fa riflettere. Un grazie per l'una e per l'altra cosa.

@mauro: quando "ti" basta.

LAURA ha detto...

Periodo di grande stress o di semplice nostalgia?

Elsa ha detto...

complimeti per come lo hai descritto:)))
Elsa

Alberto ha detto...

grazie!

Posta un commento