03 dicembre 2008

Chest’ è del 1980!!! Ten’ ottant’ann…

Un po’ di riposo per il povero proprietario di questo blog costretto per giorni e giorni sui libri di diritto civile. Inizio ad intravedere la fine del lungo tunnel universitario e, per la prima volta in tanti anni, penso che potrò godermi un po’ il periodo natalizio senza il peso, materiale e psicologico, di codici, appunti, libri, fotocopie… Dunque avrò del sano tempo da perdere e da dedicare a sollazzi cui normalmente non lascio spazio. La prima cosa che ho fatto in questi giorni d'aria sono è stata l'abbandonarmi tra le braccia di uno scettico parrucchiere che non ha saputo nascondere sdegno e disappunto di fronte al pelo irregolare con cui mi sono presentato: ero diventato un mix tra MacGayver versione sveglia di soprassato nel cuore della notte e Sally Spectra incazzata.

Domenica, invece, sono andato ad un mercato del baratto e dell’usato con lo scopo di acquistare qualche libro un po’ datato. Esperienza abbastanza piacevole se non fosse stato per la sveglia alle 6.00. Non mi svegliavo così presto da circa 4 anni e chi mi conosce sa di che sacrificio si è trattato: sono in grado di studiare fino a notte fonda senza sentire la fatica (ebbene sì, vado a pile) ma la sveglia della mattina è da sempre (e sempre sarà) il mio tallone di Achille. Questo lo dico non solo perché fisicamente non ce la faccio (mi si afflosciano le gambe, mi si chiudono gli occhi, riprendo a dormire anche seduto sul cesso) ma perché vivo il passaggio dal letto alla realtà con una vena di pessimismo e depressione di rara entità. Un po’ come quando i creaturielli vengono sfornati in sala parto: secondo voi perché piangono così intensamente e disperatamente? Perché hanno freddo, perché vengono sradicati da un ambientino protettivo cui, dopotutto, si erano abituati! Ecco, per me le 8-9 ore di sonno sono come 8-9 mesi di gestazione e la sveglia la mattina un cesareo senza anestesia. A ben pensarci, il fatto che sistematicamente le tre sveglie che utilizzo quando so che non c’è nessuno in grado di trascinarmi fuori dal letto passino del tutto inosservate al mio orecchio rappresenta una chiara autodifesa: a nulla serve lo schiamazzo del gallo isterico, la musichetta “arabeggiante” del cordless Aladino e quella che scelgo ogni sera proprio per stimolare l’effetto sorpresa evitando pericolose assuefazioni. Pensate che sono stato addirittura costretto a comprarmi la sveglia di ikea, una quelle sveglie con i campanacci stile “allarme-nella-centrale-dei-pompieri-aiuto-sono-qui-e-mi-brucio”: quella farebbe saltare dal letto chiunque! Il rischio, però, è che l’obiettivo risulti raggiunto solo perché non si ha avuto la possibilità di chiudere occhio per tutta la notte a causa del ticchettio selvaggio delle lancette.

Ma torniamo al mercato. Non sono andato in un mercatino del baratto e dell’usato qualunque, ma proprio in quello più “sfrantummato” che esiste! Quello, tanto per intenderci, in cui comprano quelli che poi vanno a rivendere le stesse cose pulciose al doppio in mercati più dignitosi. Già la location la dice lunga: un vecchio cinodromo abbandonato. Al centro una pozzangherona dalle dimensioni non note ma credo abbastanza profonda da rischiare, a mettere un piede nel punto sbagliato, di sparire negli abissi. Su di un lato degli spalti che gridavano a gran voce “aids”: a sedersi lì dubito, infatti, che ce la si sarebbe potuta cavare con un semplice tetano…
La mentalità degli anziani e sciattissimi venditori è quella, ovviamente, di vendere quanto è più possibile e, soprattutto, in blocco. La contrattazione ha un che di paradossale perché queste persone sono talmente abituate a dibattere sul prezzo che a volte basta un piccolo cenno del capo, quello che involontariamente si fa quando si riflette sull’opportunità dell’acquisto, perché il prezzo vari fino anche alla metà della metà di quello inizialmente proposto: è tutto talmente repentino che si rimane fino all’ultimo nel dubbio che ci si sia comprati cose semplicemente inutili e ingiallite. Il bello di quel mercato è questo: non tutti capiscono il valore delle cose, alcune di quelle persone non fanno altro che sfrattare intere soffitte per pochi euro. Altri, invece, sono dei veri esperti e i classici sistemi con loro non funzionano: mostrare un certo disinteresse, tentare un approccio nel napoletano più stretto che si conosce (il risultato è sempre abbastanza meschino), proporre un prezzo bassissimo in modo da stimolare una controproposta più ragionevole… bhè è solo tempo sprecato perché lì c’è solo da prendere o lasciare.

La cosa che mi ha colpito di più è la quantità di oggetti indiscriminatamente ammucchiati negli scatoloni: vicino al libro c’è la foto, la lettera, la radiolina, la gruccia dell’armadio… Ci si sente un po’ dei clochard abbarbicati al cassonetto della spazzatura: in questi mercati, infatti, non si va per comprare qualcosa in particolare ma per guardarsi in giro e fare un affare o, a seconda dei punti di vista, farlo fare al robivecchi di turno. E così in scatoloni di cartone poggiati alla meglio su un muretto o direttamente per terra sono raccolti i ricordi di intere famiglie. Mi chiedo come sia possibile liberarsi di cose così personali, come mai nessuno ha cura di quelle foto (a volte interi album di nozze), di quei libri, di quelle lettere dei propri avi?
Nel libro che ho acquistato, per esempio, c’era una lettera datata 1918 e scritta in una non meglio precisata “zona di guerra” da un soldato alla sua donna. La speranza di tornare a casa, di sposarsi, il desiderio di carpire quante più informazioni in modo da poter continuare, in un modo o in un altro, a vivere una vita momentaneamente sospesa anche solo attraverso i racconti “di casa”… Chissà se il nostro Pasqualino, che non doveva essere proprio il primo della classe in italiano, alla fine è riuscito a sposare la sua Concetta e chissà se Concetta ha mai più fatto pace con la Maria…


16 commenti:

duhangst ha detto...

Queste lettere sono finestre sulla vita di un altro tempo e mi hanno sempre affascinato moltissimo.

flo ha detto...

Meraviglioso questo racconto, anch'io voglio andare al mercatino pozzangheroso del baratto! La levataccia alle sei però no... no no e no. Sei masochista ad usare la sveglia coi campanacci dell'Ikea?!
Mi sento solidale, il risveglio è un passaggio delicatissimo, l'unica sveglia che acconsentirei ad utilizzare deve emettere un suono soave, altrimenti rischio di rimanere traumatizzata...
ps: ma c'è un errore nel titolo?

Alberto ha detto...

@flo: no no, tutto vero! Purtroppo, come ho scritto nel post, alcuni venditori non ne capiscono molto. Ma questa è una fortuna per chi compra!

mauro ha detto...

A me le foto abbandonate mi mettono una tristezza infinita.

Ho sempre evitato di andare alla fiera del baratto e dell'usato, qualche volta vado alla fiera sul lungomare ma ogni volta me ne pento, è il regno dello squallore.

mauro ha detto...

Ah si discute di modifiche ai blog su WLS.
Lo so che dovrei lasciarlo ma non ci riesco!

Alberto ha detto...

@mauro: devi farti coraggio e buttarti alle spalle wls, non c'è niente da fare...

gnè ha detto...

la prossima volta voglio venire anche io!! mamma mia, non fai mai una telefonata oh!

Alberto ha detto...

eh sì, credo moltissimo nella tua sveglia alle sei caro gné...

LAURA ha detto...

Questa storia della lettera è davvero affascinante, credo che sia stata una fortuna trovarla, Pasqualino non avrebbe mai pensato che qualcuno ne avrebbe parlato un giorno su internet (a quei tempi non sapeva neppure cosa fossero un blog e internet) e che qualcun'altro ancora avrebbe commentato. Ci pensi? Davvero affascinante...

Anonimo ha detto...

ero io il discriminato!

mauro ha detto...

prima è partito un commento monco:
nel tuo blogroll ci stanno cani e porci, tranne me, e mi sento discriminato!

Alberto ha detto...

@mauro: hehhehehe e non puoi mancare tu! Domani mattina ti aggiungo. Certo che con questo tuo blog di WL...

brodycourtney ha detto...

sisi,ho detto che domani lo farò!cmq queste cose antiche hanno davvero il loro fascino..un pò come diritto civile!

cherryd ha detto...

Esultano tutte le bancarelle di stampe al suo passaggio.

Simone ha detto...

Che bello! Vorrei farmi anche io un giro in un mercatino simile

Simone

Signor Ponza ha detto...

Io veramente non so come tu sia arrivato fino a questo punto e mi congratulo, visto che io ho un solo diritto da studiare in queste vacanze e vorrei comunque suicidarmi.

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