E con oggi finisce la decisamente evitabile esperienza del part-time. In effetti potremmo senza troppi problemi inquadrare la cosa nella serie “te la sei cercata, ora non mi abboffare le palle con le tue lamentele”, però – ATTENZIONE – il cavillo c’è: il blog è mio e ci scrivo quello che voglio, ok?!?
Di cosa ti sei occupato?
Allora, tra le mansione del part timer tipo della mia università è prevista, prima di ogni altra cosa, una leale collaborazione con i colleghi-studenti che hanno bisogno di reperire materiale per la tesi, in altre parole bisogna, con una certa rapidità, evadere tutte le richieste di consultazione di libri e riviste con nomi praticamente uguali. Quindi, se mi sono bastate poche ore di lavoro per capire che “Diritto del lavoro”; “Il diritto del lavoro”, “DL” sono tre cose assolutamente diverse, mi è risultato un tantinello più complesso ricordare l’esatta collocazione di ciascuna pubblicazione.
Riuscire a districarsi in quella fitta matassa, frutto di stratificazioni millenarie, è praticamente impossibile: le pubblicazioni da un certo anno in poi nella stanza “x”; qualche numero più nuovo nella “y”; nella “z”, invece, qualche numero a cazzo giusto per rendere le cose un po’ più complicate.
Ma riuscite ad immaginare il dramma che vivono i fondatori di una di queste riviste? Alla fine, a ben pensarci, è un po’ come quando si passa dall’oretta ai due giorni a scovare l’indirizzo mail della propria vita: di tentativo in tentativo, prima si abbandona la speranza di poter usucapire l’indirizzo del proprio nome e poi, con il magone e gli occhi gonfi di lacrime, ci si butta su simpatici palliativi. In mezzo ci sono tutti quelli che aggiungono qualche numero, quelli che mettono il trattino in basso, altri ancora (i più aggressivi) che abbinano le due cose. Infine ci sono quelli che non devono chiedere – MAI – che hanno il coraggio di proporre quello che finisce con l’essere un mix tra un codice fiscale e la storia della propria vita (versione bignami).
Tra tutte, in ogni caso, spiccava senza alcun dubbio "RIVISTA DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI”. Richieste del genere (poche a dire il vero) hanno sempre suscitato in me, lavoratore a rischio infortuni e malattie, sentimenti contrastanti: certo è che, abbastanza sistematicamente, la pietosa accondiscendenza e la profonda comprensione lasciavano il posto ad un irrefrenabile desiderio di grattarmi (cfr. post precedente).
Pagavano bene?
No, paga al minimo sindacale: 7 euro e qualche centesimo all’ora.
Hai conosciuto persone simpatiche?
No, ho solo odiato. Tutti. No, aspetta, ci sono i miei colleghi di lavoro. Quasi tutti allora... Un ringraziamento speciale va senza alcun dubbio a quello che chiameremo convenzionalmente “Tony Honey”, piccolo boss del piano, di cui un giorno probabilmente vi parlerò (poche righe sarebbero un affronto al personaggio) e a “mille-parole-un-gesto”
Cosa ti rimarrà di questa esperienza?
I soldi finiranno abbastanza velocemente e di certo non posso dire di esserne uscito ricco dentro! Quello che mi rimarrà è uno spaccato di vita di uffici amministrativi tra lo sconcertante e il grottesco. Ne posso parlare solo adesso con una certa libertà perché, durante le faticose ore di lavoro, sono in molti ad andarsene a spasso per il web e il rischio di essere “sgamato” e coinvolto in un turbinio di mobbing e nonnismo estremo non l’ho mai voluto correre. Mica scemo.
Di cosa ti sei occupato?
Allora, tra le mansione del part timer tipo della mia università è prevista, prima di ogni altra cosa, una leale collaborazione con i colleghi-studenti che hanno bisogno di reperire materiale per la tesi, in altre parole bisogna, con una certa rapidità, evadere tutte le richieste di consultazione di libri e riviste con nomi praticamente uguali. Quindi, se mi sono bastate poche ore di lavoro per capire che “Diritto del lavoro”; “Il diritto del lavoro”, “DL” sono tre cose assolutamente diverse, mi è risultato un tantinello più complesso ricordare l’esatta collocazione di ciascuna pubblicazione.
Riuscire a districarsi in quella fitta matassa, frutto di stratificazioni millenarie, è praticamente impossibile: le pubblicazioni da un certo anno in poi nella stanza “x”; qualche numero più nuovo nella “y”; nella “z”, invece, qualche numero a cazzo giusto per rendere le cose un po’ più complicate.
Ma riuscite ad immaginare il dramma che vivono i fondatori di una di queste riviste? Alla fine, a ben pensarci, è un po’ come quando si passa dall’oretta ai due giorni a scovare l’indirizzo mail della propria vita: di tentativo in tentativo, prima si abbandona la speranza di poter usucapire l’indirizzo del proprio nome e poi, con il magone e gli occhi gonfi di lacrime, ci si butta su simpatici palliativi. In mezzo ci sono tutti quelli che aggiungono qualche numero, quelli che mettono il trattino in basso, altri ancora (i più aggressivi) che abbinano le due cose. Infine ci sono quelli che non devono chiedere – MAI – che hanno il coraggio di proporre quello che finisce con l’essere un mix tra un codice fiscale e la storia della propria vita (versione bignami).
- Signori, sono pressoché certo che il titolo “Diritto-che-cazzo-ce-le-hanno-ciulate-tutte” non lo ha utilizzato nessuno.
- Bene, allora scartiamo “Non-farti-ingannare-dalla-noiosa-copertina a-pag.15-ci-troverai-un-fumetto-porno?”
- Ma si, direi di si… creiamo un po’ di sana suspense.
- Bene, allora scartiamo “Non-farti-ingannare-dalla-noiosa-copertina a-pag.15-ci-troverai-un-fumetto-porno?”
- Ma si, direi di si… creiamo un po’ di sana suspense.
Tra tutte, in ogni caso, spiccava senza alcun dubbio "RIVISTA DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI”. Richieste del genere (poche a dire il vero) hanno sempre suscitato in me, lavoratore a rischio infortuni e malattie, sentimenti contrastanti: certo è che, abbastanza sistematicamente, la pietosa accondiscendenza e la profonda comprensione lasciavano il posto ad un irrefrenabile desiderio di grattarmi (cfr. post precedente).
Pagavano bene?
No, paga al minimo sindacale: 7 euro e qualche centesimo all’ora.
Hai conosciuto persone simpatiche?
No, ho solo odiato. Tutti. No, aspetta, ci sono i miei colleghi di lavoro. Quasi tutti allora... Un ringraziamento speciale va senza alcun dubbio a quello che chiameremo convenzionalmente “Tony Honey”, piccolo boss del piano, di cui un giorno probabilmente vi parlerò (poche righe sarebbero un affronto al personaggio) e a “mille-parole-un-gesto”
Cosa ti rimarrà di questa esperienza?
I soldi finiranno abbastanza velocemente e di certo non posso dire di esserne uscito ricco dentro! Quello che mi rimarrà è uno spaccato di vita di uffici amministrativi tra lo sconcertante e il grottesco. Ne posso parlare solo adesso con una certa libertà perché, durante le faticose ore di lavoro, sono in molti ad andarsene a spasso per il web e il rischio di essere “sgamato” e coinvolto in un turbinio di mobbing e nonnismo estremo non l’ho mai voluto correre. Mica scemo.
16 commenti:
attento che se ti sente (una) Brunetta ti manda a casa tutto un pool d'ispettori..
Quoto beca, fai attenzione..
non possono licenziarmi!! Ho finito Gné gné gné
ehi exparttimer!! (da notare tuttoattaccato) XD
ho NUOVAMENTE cambiato grafica, questa è BELLISSIMA, pulita, semplice, ordinata...ma devo dire che tra tutti i blog che ho visto, la tua è il meglio..!
Questi apprezzamenti, devo dire, mi mandano in brodo di giuggiole...
se non altro per la giornata vicino al computer che mi ci è voluta per costruire la pagina!
Ah ecco dov'eri finito, rintanato fra scaffali polverosi!
Bentornato nel mondo dei vivi :P
No aspetta un momento...
Ma cosa ti aspettavi dal part-time universitario?
Un impiego di tutto riposo ricoperto d'oro? :P
@andrea: Per la verità quelli che hanno avuto la prontezza di scegliere l'orientamento studenti per il part time stanno sempre su msn a cazzeggiare.
Ho saputo della nuova tendenza di Tony Honey di chiedere ai part timers più dimessi (che non osano dire di no) di mettere a posto e collocare in ordine cronologico il marasma di riviste giuridiche del lavoro senza che lui ovviamente muova un dito. Per non parlare di quando al telefono indica che ha "uno suo" da qualche parte che può procurargli "quella cosa" o fare "quel servizio".
Quella cosa di solito è un caffè, oppure una fotocopia delle divisioni in matricole di qualche esame, e "uno suo" è il sordomuto del sesto piano...
Che manager! Il top Management della Federico II, azzarderei.
cavoli, qui si buttano giù paroloni compromettenti!!! Qualche suo scagnozzo potrebbe essere anche qui tra noi...
Chiamo per informarti che BRUNETTA ha detto che ci si fa na....con quel che dici..e di stare attento se no son cazzi amari, quelli di calderoli e porchezio.
(Io vado in disoccupazione forzata fra 3 ore comunque, parlo bene e razzolo meglio)
benvento nel merdoso mondo del lavoro....
che secondo me, siamo pure fortunati che per i nostri nonni era ancora più merdoso
ah ecco dov'eri finito...
vabbè allora desumiamo che ti sia divertito xD
dai non far così pensa che dopo avrai un lavoro migliore ... o forse ... eheheheheh , scherzo scherzo xD
bacioni pinguinosi
Io ho fatto ogni anno part-time universitari, in biblioteca è stato quello più tranquillo che mi permetteva di navigare in internet nelle pause. Nel complesso comunque la mia è stata un'esperienza positiva e quei soldini mi servivano per andare in avcanza!
Dici bene, te la sei andata proprio a cercare. Cos'è stato? Un impeto masochista?
mi dia un segno di vita...la prego
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