Il mondo delle donne, per me, è un mondo molto complesso. L'inizio di questo articolo ricorda molto i temini di "Io speriamo che me la cavo", lo so, ma questa frase ha il pregio di sottolineare e riassumere un concetto relativamente al quale mi capita spesso di ragionale. Di solito, infatti, mi capita di pensare a come le cose siano cambiate nel corso degli anni nel rapporto uomo-donna.
Tutto giustissimo ma sempre entro certi limiti!
Con la parola FEMMINISMO, volendola trovare su un vocabolario, si intende
" Movimento sorto nell'Ottocento per rivendicare alle donne la parità giuridica, politica e sociale con gli uomini dagli anni Sessanta, movimento che mira a elaborare e proporre valori culturali autenticamente femminili, in alternativa a quelli maschili e ai ruoli tradizionalmente attribuiti dall'uomo alla donna."
" Movimento sorto nell'Ottocento per rivendicare alle donne la parità giuridica, politica e sociale con gli uomini dagli anni Sessanta, movimento che mira a elaborare e proporre valori culturali autenticamente femminili, in alternativa a quelli maschili e ai ruoli tradizionalmente attribuiti dall'uomo alla donna."
(Garzanti linguistica on line)
Ebbene, molto spesso mi è capito di assistere a discorsi di femministe convinte le quali dopo aver elencato quei 3-4 principi di uguaglianza e libertà, in ogni caso molto banali, hanno sottolineato la necessità per l’uomo-cavaliere (“ahimè ce ne sono sempre di meno al giorno d’oggi!!”) di offrire cene e bei regali. Quasi come se si trattasse di una prova d'amore ineliminabile!
Alcune si offendono nell’intimo e vedono il proprio accompagnatore con grande sdegno se questi non si comporta come “dovrebbe”!!
Alcune si offendono nell’intimo e vedono il proprio accompagnatore con grande sdegno se questi non si comporta come “dovrebbe”!!
Ma il "dovrebbe" non è definito proprio in quel codice immaginario di principi cavallereschi che proprio le donne hanno voluto eliminare con i movimenti femministi?? Qualche articolo faceva comodo?
Intendiamoci: il piacere di “offrire” ad una donna una cena o un bel regalo è innegabile per tutti noi uomini (così come imbarazzante sarebbe farsi offrire la cena, per esempio, ad un primo appuntamento) ma il fastidioso pensiero che per piacere, per essere galantuomini intendo, ci si debba comportare in un certo modo mi irrita quando sento poi queste donne che urlano al mondo di non dipendere da nessuno e di non aver bisogno di nessuno; che lavorano, che non hanno nulla da temere ecc. .
Piace l’ "uomo di un tempo" ad un "donna moderna" che si vuole emancipare. La donna guadagna come e più dell’uomo ma vuole comunque che gli si venga offerta la cena, che gli si apra lo sportello della macchina con cui rigorosamente la si è andata a prendere e che la si cosparga di regali bellissimi: che si rispettino, insomma, quelle poche norme che del codice di cavalleria vanno bene...
E l’uomo? Deve accettare sempre e comunque questa donna paradosso delle sue stesse ideologie?
All’uomo non può piacere la donna moderna con qualcosa di antico senza essere definito maschilista? Deve essere cavaliere-rispettoso-delle-regole di una dama anticonformista? E’ la parità sociale che fine fa? Si capovolge?
Piace l’ "uomo di un tempo" ad un "donna moderna" che si vuole emancipare. La donna guadagna come e più dell’uomo ma vuole comunque che gli si venga offerta la cena, che gli si apra lo sportello della macchina con cui rigorosamente la si è andata a prendere e che la si cosparga di regali bellissimi: che si rispettino, insomma, quelle poche norme che del codice di cavalleria vanno bene...
E l’uomo? Deve accettare sempre e comunque questa donna paradosso delle sue stesse ideologie?
All’uomo non può piacere la donna moderna con qualcosa di antico senza essere definito maschilista? Deve essere cavaliere-rispettoso-delle-regole di una dama anticonformista? E’ la parità sociale che fine fa? Si capovolge?
15 commenti:
io credo che l'uomo debba farsi un bell esame di coscienza prima di parlare in questo modo,considerato che questa benedetta parità dei sessi,che noi donne "rivendichiamo soltanto quando ci fa comodo",purtroppo ancora non è stata raggiunta.Se davvero esistesse un numero elevato di donne che lavorassero e guadagnassero più degli uomini questo discorso potrebbe sicuramente essere valido,ma così non è.E questo è un primo punto.In secondo luogo,molto spesso la donna che ha faticosamente,e tengo a sottolineare faticosamente,raggiunto la parità,perchè nel mondo del lavoro purtroppo esistono ancora tanti ostacoli,non è mai il tipo di donna che ama farsi offrire la cena...eppure l'uomo pretende che dopo la giornata di lavoro e magari la cena rigorosamente pagata "alla romana",la donna,compagna,vada a riversarsi nei lavori femminili di un tempo,in casa,in cui la maggiorparte degli uomini,diciamoci la verità,non è in grado di raccapezzarsi. E allora ci stiamo chiedendo,non saranno un pò gli uomini a richiamae la cd.parità soltanto quando sia comodo a loro?...magari in un ristorante,al momento del conto.
Sono perfettamente d'accordo per quel che riguarda il mondo del lavoro e quei settori in cui ancora si sente molto la differenza tra l'uomo e la donna. Il discorso del post era su di un piano prettamente sociale, relativamente a quelle concezioni del vivere il rapporto uomo-donna che sono tarde a morire (così come sono tarde a morire nel mondo del lavoro purtroppo) ma che, c'è da dirlo, a volte anche le donne cooperano per mantenere in vita!
Si tratta di un discorso assolutamente astratto che non riguarda in assoluto "tutte". Intendiamoci!!
io credo che sia facile fare discorsi astratti...ma in concreto,l'articolo di cui sopra non ha appigli.In concreto non è ancora un discorso che voi uomini potete fare...poi in astratto... gli asini volano,e allora si può dire quel che si vuole.Aspetta che i tempi cambino prima di rivendicare una parità che ancora non esiste!
non mi ritrovo x niente in quello che dice penelope...che bisogno c'è di accusare gli uomini e far passare le donne come povere vittime?è vero,nel mondo del lavoro nn esiste suddetta e auspicata parità...ma in fondo è solo su di un piano puramente professionale che io sento l'esigenza di sentirmi considerata alla pari con un uomo...x il resto,e tra parentesi alberto nn aveva x niente citato l'ambito lavorativo,che bisogno c'è di essere uguali?nn siamo quello che siamo proprio xchè diversi?la cosa importante credo sia evitare gli estremismi e cercare di venirsi incontro da ambo le parti...adattarsi alle situazioni e cercare di nn rinchiudersi in degli stereotipi inutili...e nn so se il tuo nick sia il tuo vero nome(riferito a penelope),ma se nn lo è ti consiglio vivamente di cambiarlo visto ke è in netto contrasto con le tue opinioni...penelope era tutt' altro ke una donna emancipata...anzi era piuttosto remissiva e anche patetica se permetti..:)
Tanto per cominciare penelope non è il mio vero nome,ma si riferisce ad una penelope personaggio di un libro che molto probabilmente non hai avuto modo di leggere,ad ogni modo ti consiglio di evitare associazioni suerficiali di persone ai nomi,perchè spesso sono superficiali e fuorvianti.In secondo luogo tralasciando questi discorsi alquanto sterili e non incisivi rispetto all'argomento di cui si trattava credo che dovresti rileggere con più attenzione quello che ho scritto.Infatti,non ho mai ritenuto di dover rivendicare questa osannata uguaglianza tra i sessi,non soltanto perchè sostenitrice convinta della diseguaglianza cavalleresca, diseguaglianza che ovviamente non cada nella imparità formale e sostanziale,priva di dignità che con fatica solo da qualche anno i nostri costituenti hanno saputo arginare;
ma anche perchè ritengo che queste diversità possano essere un modo per vivere la coppia con più simpatia,pur dandosi dei ruoli,e anche se predefiniti.
Nella mia risposta ad alberto sostenevo proprio la tua tesi,e cioè che non siamo noi donne a rivendicare la parità,ma che spesso sono gli uomini a ricordarci come un monito:"avete voluto la parità?e adesso pedalate".
Per quanto riguarda il fatto che ho introdotto il discorso della realtà lavorativa,l'ho fatto perchè Alberto presupponeva una eguaglianza anche economica,("guadagnano come e più di noi"),che purtroppo nella maggioranza dei casi non è che un sogno,e aver pretermesso un dato del genere nel suo articolo significava voler mostrare una realtà quale non è,ma non soltanto:significava argomentare la propria tesi su basi e presupposti fallaci...
In ogni caso mi preme di aggiungere che io, facendo riferimento al mondo del lavoro, volevo solo richiamare l'attenzione sui comportamenti di quelle donne femministe-convinte-nella-teoria che però nella pratica disdegnano l'uguaglianza di certe situazioni dichiarandosi a piacimento sesso forte e poi sesso debole a seconda dei casi. Sicuramente non tutte le donne sono così, ma io voglio protestare contro quelle che portano avanti un'idea che si riempe ogni volta di un diverso contenuto.
...salve a tutti...per prima cosa volevo dire a penelope di non essere cosi' scortese nelle sue risposte poichè il suo modo di aizzarti contro giuliana si addice piu' ad un'isterica che ad una Donna. comunque per essere on topic e non cadere nei discorsi astratti posso dire come vivo il mio essere donna: non voglio essere come un uomo perchè è proprio nella "differenza" che sta la maggiore occasione di crescita ,come ci insegna la celeberrima Virginia W.Come donna sento di avere delle attitudini e delle capacità specificamente legate alla femminilità e la stessa cosa ,credo valga per l'uomo. il tutto pero' deve essere vissuto con serenità..la guerra dei sessi ha fatto il suo tempo(ed il femminismo è stato un capitolo importantissimo)ma ora deve lasciar spazio alla riscoperta della differenza!ps X PIETà XO NON PARLATE DI "DISEUGUAGLIANZA CAVELLERESCA" SENNò DIVENTO ISTERICA IO STAVOLTA!!!
ciao frida,benvenuta.Io cmq on mi sono permessa di offendere nessuno,con la mia risposta come invece hai fatto tu e come ha fatto giuliana con valutazioni poco pertinenti all'argomento.
Poi ti volevo dire che l'articolo di alberto verte sulla DISEGUAGLIANZA CAVALLERESCA,ma ti prego,non diventare isterica come me,non ti vogliamo portare sulla coscienza!
io nn ho offeso nessuno...come ha fatto penelope...visto ke la mia era una semplice osservazione su un personaggio tra parentesi mai esistito...ma se queste osservazioni vengono prese sul piano personale...allora mi dispiace,ma sei "leggermente" suscettibile
Ragazzi, non vorrei che si perdesse l'argomento di discussione centrale per una serie di litigi di forma ... sarebbe un peccato.
...andiamo con ordine
1)credo che dare velatamente dell'ignorante a qualcuno sia offendere....e le valutazioni poco pertinenti erano state esposte da giuliana con quel caratteristico simbolo che forse non conosci e viene definito "smile" che posto a fine frase tende a dare all'intera risposta un tono ironico
2)la mia perplessità sulla diseguaglianza cavalleresca era data dal mio non capire come dopo tutto il tuo discorso tu potessi dirti una sostenitrice di determinate maniere per cosi' dire "vittoriane" e in contrasto con l'idea di donna da te descritta.
Cmq per inciso è capitato che io abbia pagato la cena al mio compagno ma non ne ho fatto una questione di femminismo /cavalleria...è successo e basta.
Ma lo sapevate che se una ragazza veniva violentata e rimaneva incinta , per rimediare alla colpa al violentatore bastava sposarla per non finire in galera e le famiglie erano costrette ad accettare per non marchiare la figlia come svergognata? Lo sapevate che fino a neanche un secolo fa se in una famiglia non si sposava prima la figlia più grande le più piccole non potevano maritarsi anche se fidanzate e nel caso le più piccole si fossero sposate la più grande doveva farsi monaca? Che non avevano diritto al voto allo studio,che a volte valevano meno delle bestie.
Queste e mille più sevizie dovevano subire dagli uomini ed in alcuni posti ancora subiscono. Vengono lapidate se violentate... vi rendete conto?!?!
La lotta non tanto per la parità (perchè le donne non vogliono avere il pisello) ma per la dignità come essere umano deve continuare ad esistere e deve completarsi.
Il femminismo non è "siamo uguali non c'è bisogno che mi paghi la cena",ma è siamo creature di Dio a pari merito ho il diritto di essere trattata come tu vuoi essere trattato, non valgo meno di te e tu non hai il diritto di considerarmi inferiore a te. Pagare il conto e fare i regali sono solo romanticherie che fanno parte del corteggiamento,è un modo per dimostrare infetessamento all'altra persona. Se trovano altri metodi per corteggiare ben vengano. A me non ha mai scandalizzato offrire qualcosa o regalare qualcosa all'altro sesso e come io lo faccio per fare contento l'altro,sono contenta se gli altri lo fanno con me.
Ma io non avevo la presunzione di parlare di femminismo a così ampio raggio: nè di tempo e nè di spazio!!
La mia intenzione era, piuttosto, quella di parlare di un fenomeno di costume che, per fortuna, non ha nulla a che vedere con la realtà sociale di paesi diversi dal nostro e che, sempre per fortuna, non è nè così tanto grave e nè così tanto diffuso.
In ogni caso l'argomento di questo post non si può discutere solo attraverso le risposte di donne: si tratta di un argomento facilmente fraintendibile...
Direi che questo post, come dici tu, ormai vecchio abbia quel sapore di verità.
Il mondo è pieno di contraddizioni.
Forse è bello per questo.
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