giovedì, luglio 09, 2009

Epitaffio.

Aggiungo qualche parola di commento al post precedente concepito ‘essenziale’ e ‘scarno’ non per qualche tecnica di scrittura creativa ma a causa dello scazzo stagionale che mi prendere ogni mese di luglio.
L’abitudine americana di organizzare funerali celebrativi mi è sempre risultata tra l’incomprensibile e il grossier: musica, cibo e una pletora di individui desiderosi di ricordare commossi gli istanti più salienti del loro rapporto con il defunto non mi hanno mai convinto troppo perché ci vedo sempre una certa dose di falsità.
Quando i funerali sono quelli di Michael Jackson, poi, non si pone nemmeno lontanamente il dubbio che l’ottanta per cento dei presenti stia lì ad aggiustarsi il vestito o il trucco o a dare sfoggio del mezzo sorriso di circostanza provato davanti allo specchio.
L’attenzione mediatica che si è concentrata su Michael Jackson mi ha fatto capire che per certi personaggi non è data la possibilità nemmeno di morire in santa pace: la notorietà e la ricchezza, purtroppo, fagocitano sistematicamente qualunque guizzo di emozione sincera e non c’è grado di parentela o amicizia che tengano. L’immagine orrenda di questo padre orco che lanciava sorrisi e segni di vittoria dopo appena qualche ora dall’intervento delle ambulanze credo possa rappresentare in maniera più che fedele la vita e la morte di questo cantante che i profondi e  drammatici problemi esistenziali hanno trasformato in un individuo dall’aspetto così ambiguo, anomalo, a tratti informe. Eppure il carisma e l’energia sul palco, così antitetici rispetto alle inquietanti, incerte e tremolanti apparizioni pubbliche, gli hanno permesso di superare gli scandali ma, soprattutto, di rimanere un caso praticamente unico nella storia della musica.

venerdì, giugno 26, 2009

È morto Michael Jackson.

domenica, giugno 21, 2009

Cosa resterà di questi anni '80: il caso Lovely Sara.

Tra le tante modalità di sveglia escogitate negli ultimi tempi ne ho individuata una che è almeno capace di farmi aprire gli occhi: il timer della televisione. Sono arrivato a questa soluzione dopo una serie di infruttuosi tentativi con le sveglie dell’iphone che costringo quotidianamente ad emettere quella che ho denominato la ‘tripletta perniciosa’: l’abbaiare di un cane, un fracasso di piatti, un clacson di una macchina nel traffico. Da un paio di giorni a questa parte sto invece sperimentando le potenzialità nascoste del televisore che uso ormai sempre meno per lo scopo suo proprio (piccola digressione socio-culturale, n.d.r.) e sempre più come sveglia. Posso garantirvi che il senso di malessere che un elettrodomestico strombazzante può procurare quando si è in altre faccende affaccendati è davvero raro. Punto debole di questo escamotage è però il rischio di iniziare a seguire il programma mattutino di turno e finire col riabbattersi nuovamente e drammaticamente sul cuscino in preda a un sonno ancora più profondo.
La cosa che desta in me più perplessità è che negli ultimi giorni sto accompagnando il passaggio dal sonno alla veglia e, di nuovo, dalla veglia al sonno con le avventure di Lovely Sara.
Lovely Sara – come è possibile desumere dal titolo non propriamente mascolino – è un cartone animato degli anni ottanta chiaramente rivolto ad un pubblico femminile in cui si narra la tristissima storia di questa bambina, Sara, che, orfana di madre, viene accompagnata dal padre in un collegio inglese di sole ragazze. La direttrice, la terribile Miss Minchin, pur non manifestando una naturale simpatia, tiene la ragazzina in grande considerazione in ragione della ricca provenienza senza dubbio in grado di accrescere la reputazione del collegio. Ma il risvolto drammatico è dietro l’angolo: l’amato padre muore e con lui svanisce, per motivi a me non particolarmente chiari, l’immensa ricchezza che aveva permesso a Sara una vita agiata.
Miss Minchin, risoluta nella decisione di sbattere fuori l’ospite non pagante, finisce con l’accettare, su consiglio della sorella, altra zitellona problematica, di tenere la sventurata in collegio al fine di evitare che lo scandalo di una scelta così drammatica possa ritorcersi sul prestigio del collegio. Che anime pie. Dalle stelle alle stalle: Sara perde tutti i benefici, dalla stanza extralusso che Miss Minchin le aveva messo a disposizione finisce a patire la fame e il freddo in una cantinola sporca e infestata da topi e a dover ripagare la misericordiosa benevolenza della direttrice prestandosi a mansioni da sguattera. Come se non bastasse, viene continuamente vessata da alcune ragazze, prima compagne e ora padrone, che non fanno altro che abbandonarsi alle classiche carognate di cui ogni cartone degli anni Ottanta che si rispetti abbonda. A fronte di questa mortificante vita di stenti, Sara continua coraggiosamente a prestare l’altra guancia e a rispondere ad ogni abuso con un fare talmente contenuto da risultare di fatto irritante. Al suo seguito, giusto per risollevare gli animi affranti dei telespettatori, una bambina piena di problemi, tale Lalla, ovviamente anche lei orfana e terribilmente sola che pur essendo di un’innocuità disarmante viene continuamente aggredita dalle altre allieve che la odiano.
Qui di seguito una raccolta dei momenti salienti della storie. Un tripudio di strattoni, calci e schiaffi.


Questi cartoni fanno maturare una carica aggressiva che manco un pitbull picchiato in un sacco…

venerdì, giugno 12, 2009

Referendum 21 e 22 giugno 2009. Sì, sì, sì.

Il 21 e il 22 giugno andremo a votare per il referendum elettorale. La data estiva, voluta fortemente dalla Lega, che non ha accettato di abbinare – come ben si sarebbe potuto fare – i quesiti referendari alla tornata elettorale del 6 e 7 giugno, ha il solo scopo di scoraggiare gli italiani dall’esercizio del proprio diritto di voto, così da preservare la fortunata alleanza con il “Popolo della Libertà” che ha permesso al Carroccio di perseguire quel disegno antirepubblicano cui si è sempre ispirato.
L’aspetto assolutamente paradossale della vicenda è che i problemi ‘esistenziali’ di un partito esplicitamente concentrato su se stesso qual è la Lega sono stati estesi al Paese intero: la scelta della data indipendente, infatti, oltre a costringere gli Italiani a recarsi una seconda volta alle urne costringe tutti noi, fatto ancor più grave, a sostenere, nuovamente e a così breve distanza di tempo, le spese necessarie alle votazioni. Sicché i milioni di euro che di fatto noi contribuenti sborseremo sono stati giustamente considerati una vera e propria tassa (la Bossi-Tax) che un partito rappresentativo di una esigua parte del nostro Paese ha deciso, per una questione ancora una volta ‘personale’, di far pagare a tutti. Evidentemente, quando si tratta di pagare non c’è Meridione, Centro o Settentrione che tenga.

Perché questo referendum? Su cosa sono chiamati ad esprimersi gli italiani?

Per capire i motivi di questo referendum bisogna avere ben chiaro in cosa consiste il sistema proporzionale e in cosa il c.d. premio di maggioranza. Senza dilungarsi su questioni teoriche particolarmente complesse basti sapere che il sistema elettorale italiano è un sistema proporzionale il cui scopo è (per semplificare al massimo) quello di tradurre in seggi i voti espressi alle elezioni, secondo la regola generale che a ciascun partito debba spettare un numero di seggi corrispondente al numero di voti ottenuto. Lo scopo è quello di far sì che il gruppo di rappresentanti (in Italia parlamentari e senatori) sia un’esatta fotografia della concreta realtà politica espressa dai voti della popolazione, con la garanzia che anche il cittadino sostenitore di un piccolo partito abbia chi lo rappresenta.
L’inconveniente maggiore provocato dal sistema proporzionale è quello di creare instabilità governativa sia perché, garantendo i partiti minori, si consegna loro la possibilità di condizionare i governi in misura ben maggiore del proprio reale peso elettorale, sia perché, a causa dell’alta frammentazione, le maggioranze sono spesso assai risicate ed esposte a continue ‘imboscate’ da parte dell’opposizione. Per tale ragione sono stati introdotti dei correttivi volti a limitare i difetti connaturali al sistema proporzionale, quali la clausola di sbarramento, in base alla quale al di sotto di una certa percentuale di voti il partito non ha diritto ad occupare alcun seggio, e il c.d. premio di maggioranza (o bonus), consistente in una quota variabile di seggi aggiuntivi assegnati 'alla lista' o alla 'coalizione di liste' risultanti prime classificate alle elezioni, qualora non abbiano già raggiunto il massimo livello percentuale consentito.
Secondo l’attuale legge elettorale di Camera e Senato (così come introdotta con la legge n. 270 del 2005), a beneficiarie del premio di maggioranza possono essere alternativamente “liste” o “coalizioni di liste”. I quesiti I e II del referendum sono volti a cancellare la parte della norma che permette anche alle coalizioni di partiti di beneficiare del premio di maggioranza.

Perché si è proposto di impedire che del premio di maggioranza si possa avvantaggiare anche la coalizione? Concretamente cosa succederebbe se vincesse il ‘sì’?

Il premio a favore non solo della lista ma anche della coalizione ha significato, guardando alle recenti elezioni politiche, che il premio ottenuto dal Popolo delle libertà, partito più votato dagli Italiani, si è esteso anche alla lista collegata della Lega, facendo sì che a beneficiare del premio sia stato non solo il partito effettivamente più votato (il Pdl), ma anche un partito, qual è la Lega, che per voti è stato ben lontano dall’avere diritto al bonus di seggi!
Il I quesito e il II quesito, rispettivamente per Camera e Senato, si propongono di abrogare quella parte della legge che permette il collegamento tra liste. In caso di esito positivo (maggioranza di sì) la conseguenza sarebbe che a presentarsi alle lezioni potranno essere solo singole liste e il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo alla lista singola (e non più alla coalizione) che abbia ottenuto il maggior numero di voti.
Verrebbero inoltre innalzate le soglie di sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera e all’8% per essere rappresentati in Senato.
Presentandosi alle elezioni solo singole liste (solo il Pd, solo il Pdl, solo la Lega, solo l’Idv…) appare evidente che per il conseguimento del premio di maggioranza non risulteranno più indispensabili le improbabili coalizioni cui abbiamo assistito negli ultimi anni o, comunque, si renderà necessaria la formazione di liste unitarie con identità di programmi, di leader etc…

I sostenitori del no cosa dicono?

I sostenitori del ‘no’ ritengono che questa tendenza al bipartitismo rischia di tradursi in una lesione del pluralismo politico senza considerare, però, che il pluralismo di un sistema composto da molteplici partiti, oltre che produrre instabilità, è già morto e sepolto da tempo! Dati alla mano, i piccoli partiti delle recentissime elezioni europee, eccezion fatta per quelli di protesta come Lega e Idv, hanno ottenuto pochissimo riscontro.
Tutto questo senza considerare il fatto che costringere il grande partito ad un’alleanza al solo fine di conquistare il bonus di seggi significa, di fatto, subordinare il grande partito ai capricci del piccolo partito collegato, con la differenza che il grande è per voti molto più rappresentativo del piccolo!

Perché alcuni movimenti politici (tra cui la Lega) chiedono agli italiani di non votare?

La Lega, ovviamente, spinge all’astensionismo, puntando al mancato raggiungimento del quorum: se la legge cambiasse, infatti, il suo ruolo di indispensabile alleato per la ‘tenuta’ del governo verrebbe meno, e con esso la possibilità di tenere sotto scacco una maggioranza che, proprio perché spaventata dalla continua minaccia di crisi, sta assecondando senza troppe resistenze i noti programmi reazionari, antirepubblicani e xenofobi.
La modifica dell’attuale legge elettorale, infatti, finirebbe anzitutto con l’escludere la possibilità, per un partito rappresentativo di un’esigua percentuale della popolazione nazionale, di godere di riflesso dei benefici riconosciutigli dall’attuale legge elettorale in virtù di un mero collegamento di liste; ma, soprattutto, gli impedirebbe di esercitare, come avviene oggi, un potere di rappresentanza politica che non corrisponde minimamente al peso elettorale del partito!
Appare quindi evidente lo stato di tensione che si è creato in seno alla Lega e che ha indotto il suo leader, per l’ennesima volta, ad estorcere un accordo a Berlusconi, inizialmente favorevole al voto. Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, ha addirittura espresso il timore che il referendum possa far scivolare verso la « tirannide ». Per tranquillizzare Calderoli basterebbe fargli osservare che, con il nuovo sistema, gli elettori si concentreranno (come di fatto già avviene) sui grandi partiti, con la conseguenza che il primo partito sarà quello con una percentuale di voti particolarmente elevata. In ogni caso, cambiare l’attuale legge elettorale – definita dal suo stesso creatore (Calderoli appunto) “una porcata” – permetterà di evitare, come avvenuto grazie all’ attuale normativa, che un partito attualmente rappresentativo del 10% della popolazione (dati delle recenti elezioni europee) possa tenere sotto scacco il restante 90% che non lo ha votato!
Se c’è una cosa realmente antidemocratica nel nostro Paese, questa è la pretesa della Lega, di esercitare un potere di veto con cui la maggioranza di governo è continuamente ricattata, sì da esercitare un ampio potere di rappresentanza dall’alto della sua piccola fetta di elettori nascondendosi, tuttavia, dietro poteri istituzionali che dovrebbero, per loro natura, rappresentare tutti!
In tal senso credo meriti pochissime parole e molto sdegno lo sfruttamento delle posizioni istituzionali occupate dai dirigenti della Lega (a partire dal ministro dell’Interno) per boicottare e sabotare un istituto democratico qual è il referendum.

E il terzo quesito?

Il terzo quesito, svincolato dai primi due, mira ad impedire una brutta abitudine particolarmente abusata: quella di singoli soggetti, solitamente i leader di partito, di presentarsi fittiziamente in più circoscrizioni per far letteralmente man bassa di voti.
Con la vittoria dei sì verrà assestato un duro colpo alla nomina dei parlamentari da parte delle Segreterie di partito, che decidono chi debba andare al Parlamento sia prima delle elezioni, sia (grazie alla candidature multiple) all’indomani del voto.

In conclusione…

Questo referendum non ha colore politico, non è né di destra è né di sinistra: sebbene non si possa negare la ricaduta sul sistema, al contempo non si può che ritenere tale passaggio una mera formalizzazione di uno stato di fatto della vita politica di questo Paese che, piaccia o no, è ormai è ben cristallizzato da tempo.
Queste pagine, scritte da chi sostiene le ragioni dei promotori, non hanno lo scopo di indurre chi ha avuto la pazienza di leggerle a votare ‘sì’ ma solo quello di offrire un qualche spunto per andare al voto con una maggiore consapevolezza. In televisione, per le ragioni sopra esposte, non si è parlato di referendum e, al di là dei doverosi spot a spiegazione delle modalità di voto, è come se nulla dovesse accadere.
Internet in più di un’occasione si è dimostrato un mezzo potente di comunicazione in grado di travalicare i confini della censura permettendo a parte della popolazione di sopravvivere alla tattica della ‘volontaria’ dimenticanza che oggi contraddistingue il sistema di informazione in Italia. Per il momento ci è ancora permesso comunicare attraverso mail, blog, social network… approfittiamone.

Se hai trovato questo post utile, interessante o, comunque, un valido spunto per un’autonoma informazione, diffondilo linkandolo o tramite copia&incolla.

lunedì, giugno 08, 2009

Ma come cazzo fa un meridionale a votare per un pdl alleato con la lega?

Non credo valga la pena arrovellarsi ulteriormente il cervello su questioni politiche se, in premessa, non si risolve il grande interrogativo di cui sopra.

Chiuderei la questione 'elezioni europee e provinciali' con un ultimo colpo d'occhio:

L'amara povertà non ha in sé nulla di più crudele del fatto che rende ridicoli gli uomini.

mercoledì, giugno 03, 2009

Pessimismo e fastidio.

Detesto dover estorcere al tubetto di dentifricio l'ultima porzione della sua anima.

lunedì, giugno 01, 2009

Quando il fumetto diventa ambiguo.


giovedì, maggio 28, 2009

Mi inchino davanti a tanta gigioneria.

martedì, maggio 26, 2009

Perchè quando lovo qualcuno parlo così.

La testimonianza di Susy la truzza ormai spopola sul web.


sabato, maggio 23, 2009

Ahi ahi Billy Ballo!

Sono scovolto. Ieri è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Alessio Saro, in arte Billy Ballo, accusato di aver abusato sessualmente di una ragazza tredicenne conosciuta su Facebook. Come al solito il social network è stato ‘galeotto’: sembra, infatti, che il primo appuntamento sia stato combinato proprio in rete e nella pagina dell’attore.

Mi sento però di dover spezzare una lancia a favore del famoso (quantomeno per me) clap dancer, visti i paroloni impiegati da certe testate giornalistiche che hanno dato praticamente per scontato che l’attore abbia plagiato la minorenne al solo e unico fine di indurla ad avere rapporti sessuali, gridando all’abuso e parafrasando, forse con un po’ troppa superficialità, la lettera della legge. La scelta legislativa - più che giusta, per carità! - di presumere che, al di sotto di un certa età, ogni desiderio sessuale di tipo ‘operativo’ debba essere considerato un abuso se indotto da un maggiorenne potrebbe infatti scontrarsi con un coinvolgimento sentimentale tra i due che, sebbene potenzialmente contestabile data la differenza di età, rende di certo l’immagine della violenza molto meno drammatica di quella che un titolo buttato lì brutalmente potrebbe far figurare. A questo si aggiunga il grado di consapevolezza che in materia sessuale certi adolescenti smaliziati di oggi dimostrano di avere, forti di quell’infinita enciclopedia che è Internet.

Mi sono spesso trovato a dire proprio su questo blog che, pur avendo ventiquattro anni, sotto questo profilo mi sento molto antiquato, perché mi rendo conto che il materiale ‘informativo’ a disposizione di un tredicenne della mia generazione è stato sostanzialmente quello di un’epoca informatizzata sì, ma virtualmente ‘sconnessa’. Altrimenti detto, ho iniziato ad utilizzare Internet soltanto al ginnasio e, per inciso, per ragioni di studio! Resa in questo modo la cosa sembra un po’ da paraculi, me ne rendo conto, ma vi giuro che è così e forse qualcuno della mia età ne potrà dare conferma. La vita virtuale di una decina di anni fa era ben diversa da quella attuale: le connessioni avevano sempre una durata limitata in ragione dei costi ma, soprattutto, perché la linea telefonica rimaneva occupata per tutto il tempo di connessione! Non esistevano Msn o Google, né tantomeno Facebook! Si accedeva in Rete, sì, ma sostanzialmente ci si limitava a fare capolino dall’uscio!
Oggi, invece, internet non è semplicemente alla portata di tutti, ma è parte integrante della nostra esistenza e questo credo  rappresenti un vero e proprio spartiacque tra ragazzi come me, che hanno seguito un percorso di crescita più all’antica in cui certi dubbi sorgevano e rimanevano lì (salvo la confidenze con un amico e una buona dose di immaginazione), e i ragazzini di oggi, che non hanno nemmeno il tempo di porsi un quesito che già si trovano davanti video esplicativi e immagini commentate.
Insomma, non mi sento davvero di poter condividere la scelta di Saro: con un ragazzina di 13 anni credo che, stante la decina d’anni di differenza (che pure non sono venti), non saprei nemmeno di che parlare! Quello che penso è che dato che il reato verrà sicuramente punito e la carriera irrimediabilmente compromessa non v’è il bisogno, ancor prima di un accertamento processuale, di dare del pedofilo violentatore da parco a quest’uomo se la ragazza, come sembra, è stata consenziente: che si lasci alla magistratura il compito di valutare la gravità del reato e, quindi, della responsabilità.